Con la direttiva Ipred2 conseguenze penali per chi viola il copyright

Tommaso Tessarolo mi segnala una questione davvero importante che deve essere portata all’attenzione del pubblico e in tempi molto brevi: è in discussione ed è prossima ad essere votata la direttiva sulle misure penali per il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale (nota come “IPRED2”).

La proposta (testo) prevede misure penali per chi commetta una violazione dei diritti di proprietà intellettuale, legittimando i detentori degli stessi diritti ad indagare anche con mezzi privati.

Da tempo se ne occupano anche le associazioni dei providers, che già un mese fa avevano espresso la loro preoccupazione.

La votazione è prevista per il 25 aprile, domani.

Così come riporta Punto Informatico del 23 marzo scorso, la proposta giunge al voto con alcune importanti modifiche rispetto al testo originario predisposto dalla Commissione Europea:

La prima, come ha sottolineato l’europarlamentare italiano Nicola Zingaretti, relatore del provvedimento, riguarda l’approvazione del concetto di scala commerciale: i paesi membri dovranno quindi considerare un reato penale tutte le violazioni dei diritti di proprietà intellettuale ma solo se condotti con finalità e su scala commerciale. Per questo genere di abusi sono previste multe progressive e prigione, a seconda della gravità dell’abuso. Ma questo risparmia il penale a chi per finalità private, non profit e senza intenti di lucro commette delle violazioni.

La seconda importante novità sta nell’esclusione dagli obiettivi della direttiva dei diritti di brevetto, un passaggio che non dispiacerà ai tanti che in campo tecnologico temevano nuovi importanti paletti per il libero sviluppo.

Tuttavia, come sottolinea l’Electronic Frontier Foundation, il linguaggio usato nella proposta di direttiva lascia spazio a pericolose interpretazioni, in special modo quando si parla di "contribuire, incitare o facilitare" la violazione del copyright su scala commerciale.

Temo potrebbe mettere in crisi, almeno in Europa, piattaforme di videosharing e NetTV come Youtube o Vuze… l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno.

I nodi cruciali individuati da EFF riguardano in particolare il linguaggio della proposta di direttiva, laddove intende bollare come un crimine "contribuire, incitare o facilitare" la violazione del copyright "su scala commerciale". Secondo gli attivisti, se passerà così com’è si tradurrà in un’enorme agevolazione per l’industria dell’intrattenimento, interessata a far passare il concetto che servizi come YouTube o software peer-to-peer ("o persino i provider") siano sistemi che "incitano" alle violazioni. Il che avrebbe evidentemente pesanti conseguenze su tutti.

Altri links: la petizione di Copycrime.eu, No-Ipred2.org, iniziativa italiana con attiva un’altra petizione.

Riprendo il post di Tommaso che raccoglie anche il parere di Giuseppe Corasaniti, studioso di problemi giuridici della comunicazione e dell’informatica. Le sottolineature sono mie:

Avete letto bene misure penali per per garantire il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale. Adesso vi do altri particolari ma voglio dirvi subito che ciò che è più agghiacciante di quello che sta accadendo è che nessuno ne sta parlando. Siamo tenuti allo scuro di una mossa volta a criminalizzare qualsiasi azione andremo a compiere online.

- A cosa fa riferimento?

Ce lo dice l’articolo 3: “Gli Stati membri provvedono a qualificare come reato qualsiasi violazione intenzionale del diritto di proprietà intellettuale commessa su scala commerciale, il tentativo di violazione, la complicità e l’istigazione.”

- Cosa si rischia?

Articolo 5: “il massimo della pena comminabile alle persone fisiche responsabili dei reati di cui all’articolo 3 non sia inferiore a 4 anni di reclusione quando tali reati siano commessi nell’ambito di un’organizzazione criminale ai sensi della decisione quadro … sulla lotta contro la criminalità organizzata e comportino un rischio per la salute o la sicurezza delle persone.”

“di un massimo non inferiore a 100 000 euro per i casi meno gravi;”

- Come possono procedere?

Ce lo spiega l’articolo 7: “Gli Stati membri assicurano che i titolari dei diritti di proprietà intellettuale interessati, o i loro rappresentanti, e gli esperti possano contribuire alle indagini condotte dalle squadre investigative comuni su violazioni di cui all’articolo 3 della direttiva.”

Quindi potranno indagare su tutti noi direttamente i detentori dei diritti con agenzie private. Vi rendete conto?

Potrei andare avanti a lungo ma preferisco lasciare la parola a Giuseppe Corasaniti, studioso di problemi giuridici della comunicazione e dell’informatica , direttore scientifico di Medialaw, che ha scritto 10 buoni motivi di perplessità su quello che sta accadendo. Vi prego di leggerli con attenzione perché non è stato per lui possibile diffonderli in nessun altro modo. In coda a questo post vi riporto i link utili alla vostra informazione e vi chiedo sollecitamente di diffondere questa notizia.

10 buoni motivi di perplessità sulla Ipred 2

1) La Direttiva interviene in materia penale imponendo agli Stati un diritto penale minimo in materia di contraffazione senza che vi sia un quadro chiaro di riferimento delle norme che definiscono la contraffazione stessa, ed anzi unificando violazioni di marchio, e di diritti d’autore (copyright);

2) La Direttiva abbandona inspiegabilmente, per quanto riguarda il copyright, un concetto finora chiaro a livello europeo come la “scala commerciale” e cioè la produzione di più esemplari di prodotti abusivi (su scala) nell’ambito di una attività commerciale (produttiva) organizzata, finendo per confondere il danno alle imprese emergente- in termini di mancata vendita di prodotti originali – con quello che invece è l’ambito del mercato “abusivo” digitale che ha diverse sfumature e diverse tipologie, non solo rientranti nel peer to peer (ad esempio lo streaming video,la condivisione di files, il link), sono evidenti i rischi di ambiguità terminologica che possono trasformarsi in pericoli effettivi per le libertà individuali nell’Unione ed in forme di controllo massivo sui consumi multimediali, per di più affidato anche a soggetti privati;

3) La Direttiva impone agli Stati di agire penalmente non sulla base di una dichiarazione di volontà della parte interessata (querela) come sarebbe stato logico, trattandosi di interessi privati, ma nel contempo affida proprio ai soggetti privati un ruolo diretto nelle indagini, che non è neppure limitato, come sarebbe stato altrettanto logico, al riconoscimento dei prodotti contraffatti ed all’ausilio tecnico delle autorità, ma finisce per diventare di fatto un ruolo di impulso e indirizzo in contrasto con i principi generali del diritto comune ;

4) La Direttiva sembra sottovalutare che l’ampliamento improprio del suo contenuto al copyright comporta seri rischi di violazione dei principi di tutela della privacy dei consumatori di prodotti multimediali con riguardo ai dati personali che possono essere raccolti,trattati per controllare scelte di consumo e usi non espressamente autorizzati dai detentori dei diritti, in contraddizione con l’art. 8 della Convenzione europea dei diritti umani e in contrasto con la normativa europea sui dati personali, per di più, apparentemente, senza avere raccolto sul punto le opinioni delle associazioni dei consumatori come dei Garanti europei sul trattamento dei dati personali ;

5) La Direttiva si pone apparentemente in contrasto con la convenzione sul Cybercrime del 2001 (sottoscritta proprio dall’Unione Europea) all’art. 10 in tema di violazioni al copyright quanto a contenuti e eccezioni che gli Stati possono prevedere ;

6) La Direttiva non istituisce né suggerisce la specializzazione per le forze di polizia e per la magistratura anche di fronte ad un fenomeno criminale come la contraffazione organizzata dalla criminalità analogamente con quanto avviene per il contrasto alle organizzazioni criminali transnazionali, finendo per affidare (solo) ai soggetti privati un ruolo improprio ed in potenziale conflitto di interessi, specie con riguardo a fenomeni articolati come le importazioni parallele ;

7) La Direttiva non è utile ai singoli Stati, per come è stata concepita, né introduce tecniche di indagine nuove o particolari forme di effettiva cooperazione europea basate sul controllo delle importazioni e sulla elaborazione dei relativi dati nell’ambito del mercato europeo, mancano per esempio strumenti specifici di indagine che ben avrebbero potuto costituire un effettivo deterrente per le pratiche effettivamente criminali (controlli sui dati fiscali e di importazione) ;

8) La Direttiva, unificando contrasto alla contraffazione e abusi in materia di copyright finisce per confondere pericolosamente i due fenomeni e rischia di attenuare, e non di rendere più efficace, il contrasto alla contraffazione criminale : sarebbe utile, ma non vi è stata, una distinzione che chiarisca espressamente che essa si applica alle violazioni del copyright solo, come sarebbe utile e logico, quando essere riguardano la produzione commerciale di prodotti multimediali contraffatti, comunque distribuiti;

9) La Direttiva non è stata preceduta da una completa analisi economica e sociale del fenomeno della contraffazione, risultando evidente che, come dimostra proprio l’esperienza italiana dove dal 2000 sono state introdotte sanzioni penali e amministrative già in linea tendenzialmente con le nuove prescrizioni, che l’inasprimento delle sanzioni non ha comportato alcuna diminuzione delle statistiche riguardanti proprio la contraffazione e le violazioni del copyright ;

10) La Direttiva non istituisce centri indipendenti e istituzionali di analisi, referenti dell’Unione e semmai collegati organicamente con il mondo della ricerca, ai quali affidare l’analisi del fenomeno e della sua evoluzione in ambito nazionale ed europeo, in rapporto alle concrete realtà della evoluzione dei metodi del commercio e delle tecnologie analogamente, ad esempio a quanto è stato previsto proprio in materia di criminalità e sicurezza informatica.

Articoli collegati:




Post Metadata

Vota
1 Stella2 Stella3 Stella4 Stella5 Stella

Data
24 aprile 2007

Categoria



Cosa ne pensi? Lascia un commento