Google parteciperà alle aste in USA per le frequenze wireless, a patto che le reti siano aperte

Negli Stati Uniti si parla in questi giorni delle aste per l’assegnazione delle frequenze di spettro (700Mhz) liberate dalla televisione analogica e a disposizione per nuove tecnologie di accesso wireless. Tra qualche mese, quando l’asta avrà avuto luogo, qualche professore di economia avrà pronto uno splendido esempio per una lezione sulla teoria dei giochi.

Qualche giorno fa Eric Schmidt (CEO Google) ha inviato una lettera al presidente della FCC (Federal Communication Commission, l’Agcom americana), dichiarando che se la FCC adotterà particolari principi di apertura, allora Google si impegnerà ad offrire almeno 4,6 miliardi di dollari (il minimo) nell’asta per l’assegnazione delle frequenze di cui sopra (700Mhz).

Google dice: io partecipo all’asta (quindi almeno qualcuno parteciperà all’asta) se saranno introdotti (e saranno vincolanti per chiunque vinca l’asta) i seguenti principi:

  • Open applications: Consumers should be able to download and utilize any software applications, content, or services they desire;
  • Open devices: Consumers should be able to utilize a handheld communications device with whatever wireless network they prefer;
  • Open services: Third parties (resellers) should be able to acquire wireless services from a 700 MHz licensee on a wholesale basis, based on reasonably nondiscriminatory commercial terms; and
  • Open networks: Third parties (like internet service providers) should be able to interconnect at any technically feasible point in a 700 MHz licensee’s wireless network.

In sostanza Google chiede apertura e non discriminazione per applicazioni e device (in grado di accedere alle reti wireless senza limitazioni) e l’obbligo di aprire la rete ai concorrenti con accordi commerciali all’ingrosso. Google garantisce alla FCC che se deciderà di introdurre queste regole, decisamente avverse alle telco (gli operatori di telefonia e Internet), qualcuno comunque parteciperà all’asta.

Le telcos rispondono affermando che Google sta imponendo queste regole per pagare di meno per ottenere le frequenze (loro sarebbero disposte a pagare di più senza regole). La minaccia di un nuovo entrante nel mercato duopolistico dell’accesso ad Internet (telco e cable) potrebbe essere sufficiente a motivare la partecipazione di AT&T e Verizon (che spesso operano in mercati regionali distinti, trovando come vera competizione solo gli operatori cable). Un’ulteriore minaccia è la possibilità che un nuovo entrante offra servizi di telefonia mobile attraverso la costruzione di un nuovo network wireless, portando così competizione nel lucrativo business della telefonia mobile.

Scrive Tom Esvlin: “Even if only one new competitor emerges, that means the end of duopoly; triopolies are much less stable. Someone is always going for marketshare at the expense of margins or doing expensive innovation in search of distinction“.

Telco e operatori cable hanno probabilmente molti incentivi a puntare alto in queste aste, avranno però forse meno interesse a mettere a frutto le frequenze acquisite (li spinge solo la minaccia dell’avversario) lanciando servizi e innovando.

Google invece ha interesse affinché lo spettro sia concesso in licenza o con accordi wholesale a terzi, incrementando la competizione sulle tecnologie di accesso. Google è spinta dalla minaccia degli operatori di accesso esistenti che vorrebbero una parte dei profitti generati dai suoi servizi (è il problema della neutralità della rete), in particolare potrebbe preoccuparsi per il futuro dei propri servizi mobile.

Se la FCC accetterà la proposta di Google, ci sarà in ogni caso maggiore competizione (obbligo di apertura delle reti), se non la accetterà l’asta sarà vinta probabilmente dalle telco incumbent, poco incentivate ad innovare. Se vince Google, la rete sarà probabilmente aperta ad altri fornitori di accesso e le frequenze potrebbero essere sfruttate per nuovi servizi, anche se qualcuno teme Google possa dimenticare in fretta le prediche sulla neutralità della rete e sfruttare il controllo dell’infrastruttura per favorire i propri servizi.

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Data
24 luglio 2007

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