Joost abbandona il client e arriva sul Web, ma serve un plugin
La piattaforma video dei creatori di Skype cambia strategia e porta i suoi video sul Web. Poco cambia però se serve ancora un download (è necessario un plugin per poter accedere al servizio e consentire a Joost di ottenere i noti vantaggi connessi al modello P2P, gli stessi validi per Skype), non c’è ancora l’immediatezza di Youtube o Hulu, come commenta Tommaso.
Joost è stata costretta a fare un profondo esame di coscienza che, a mio modo di vedere, non ha portato i due vichinghi comunque a soluzione convincente. Se regole sono emerse da questi 12 anni abbondanti di Internet due sono particolarmente chiare: no download, no plug-in. Funzionano i servizi dove apri un browser, sia tu su desktop o in mobilità, e fruisci del servizio. Se si costringe al download, in qualsiasi forma, la probabilità di successo cala drammaticamente (qualcuno si ricorda l’orgia di plug-in scatenatasi intorno al 98?). Cosa hanno fatto quindi i due visionari del nord? Prima un’applicazione da scaricare, aggiornare, imparare ad usare e ricordarsi di aprire, poi resisi conto che nessuna luce sarebbe apparsa dal quel tunnel hanno virato verso la web app. Peccato che il modello P2P, che rimane esatto seppur con altre dinamiche, che hanno posto a cardine del loro modello di business li ha costretti a chiedere alla gente l’istallazione di un plug in. Risultato previsto: nessuna variazione nei piani di collisione verso il primo progetto disastroso dei due vichinghi. A meno che, ed è questo il punto, non arrivi in soccorso l’unico e solo plug-in che la gente inconsapevolmente già ha: Flash, già vero motivo di successo di servizi come YouTube, unica ancora di salvezza -una volta implementato al suo interno un protocollo P2P- di progetti come Joost o l’ancor più agonizzante Babelgum.
Via Joost: no download, no plug-in. | tommaso.tessarolo

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