Per un mobile Web aperto

Forse con l’eccezione di H3G, gli operatori di telefonia mobile sembrano non voler ancora rinunciare al controllo diretto dell’offerta di servizi e contenuti sulle proprie reti ed abbracciare le potenzialità di una piattaforma Web aperta. Sognano ancora l’integrazione verticale.

A riguardo vi segnalo il keynote di Tim Berners-Lee al 3GSM e la Mobile Web Initiative del W3C. Ho tradotto (velocemente) alcuni dei passaggi più interessanti del discorso di Berners-Lee, ma vi consiglio comunque di leggerlo per intero e in lingua originale (non quoto per rendere la lettura più agevole).

Una piattaforma aperta è creata per “permettere” non per controllare, e non prova ad indovinare cosa sarà creato usandola.

Il Web è progettato per essere universale: per includere qualsiasi cosa e chiunque. Questa universalità comprende l’indipendenza da hardware e sistemi operativi, inclusa la piattaforma mobile.

Il Web ha funzionato per una serie di motivi, tecnici e sociali. Ha funzionato perché non c’era un collo di bottiglia centrale per il traffico, nessun database centralizzato dei links da tenere aggiornato, nessun centro dove recarsi per registrare una nuova pagina o un nuovo sito.

Ha funzionato perché aggiungeva valore, in un modo nuovo. Il valore aggiunto dal Web è il riutilizzo imprevisto dell’informazione.

Questo riutilizzo dell’informazione può avere luogo perché quando compro una connessione ad Internet, non specifico a quali siti mi collegherò. Se compri una connessione ad Internet e hai un server Web potrò visitare il tuo sito. Il mio ISP non mi propone di essere il mio fornitore di musica e non bloccherà l’accesso a qualsiasi altro sito da cui proverò a scaricare musica.

Una tecnologia “fondamenta” è progettata per permettere l’innovazione, per essere la base in grado di sostenere altri sviluppi, forse ancora più potenti.

Se vuoi creare una tecnologia fondamenta, devi guardare avanti. Devi mettere da parte la redditività del capitale investito nel breve termine e guardare al lungo termine.

Ma come può un’impresa pensare allo sviluppo di uno standard, se questo potrebbe farle perdere ritorni nel breve termine?

E’ un gioco, nel senso matematico (vedi teoria dei giochi, ndr). Questa è la matrice dei payoff: puoi decidere se impegnarti a lavorare ad uno standard, oppure no. Lo standard può avere successo, o meno.

Se non ti impegni nello sviluppo dello standard, e questo non avrà successo (che è cosa certa, se tutti si comporteranno allo stesso modo), allora la vita continua e così la tua tecnologia proprietaria. Nessuna innovazione.

Se invece ti impegni nello sviluppo, e lo standard ha successo, allora un intero nuovo mercato è nato: questo è il caso “disruptive” (vedi disruptive innovation, ndr). E’ necessario un certo sforzo per portare l’impresa verso lo standard, e spesso per aiutare la diffusione dello standard. Ma c’è un elevato ritorno nel lungo termine.

La scelta per la nuova piattaforma è tra un walled garden privato od una piattaforma aperta e competitiva. Entrambi i modelli funzionano nel medio termine. Ma il modello aperto lascia spazio a cose che oggi possiamo solo immaginare.

Quali sono gli standards? In sostanza sono gli stessi che usa il Web di oggi. Questo è il punto fondamentale: c’è solo un Web. Il Web funziona sui cellulari. Ci sono browsers in grado di fornirti accesso alle stesse informazioni che puoi visualizzare su qualsiasi laptop o desktop. Chiaramente, guardando al futuro, i dispositivi mobili saranno sempre più intelligenti e gli schermi avranno sempre più pixels: stanno seguendo lo stesso percorso compiuto dai “grandi” computers qualche anno prima.

Non si tratta solo di far funzionare il Web come lo conoscete già sui telefoni cellulari. Stiamo parlando di innovazione. Le innovazioni su cui possiamo realmente contare sono quelle che ora non possiamo immaginare. Potrebbero comprendere nuove applicazioni sviluppate utilizzando le tecnologie AJAX cross-platform, ben conosciute dagli sviluppatori e sempre più spesso disponibili anche sui dispositivi mobili. Queste nuove applicazioni possono funzionare su diversi dispositivi. Questo è quello che chiamiamo “Ubiquitous Web”.

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Data
15 febbraio 2007

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