C’è poco da spremere per Joost

Dopo un tentato rilancio, lo scorso ottobre, con un’interfaccia Web e video Flash per competere con Youtube/Hulu, Joost molla la presa e si prepara a ristrutturare l’azienda per cambiare strategia, puntando a vendere la propria tecnologia a telco e cableco. L’azienda si appresta inoltre a licenziare buona parte dei propri dipendenti ed anche il CEO, Mike Volpi, lascerà il proprio posto a Matt Zelesko, SVP of engineering.
Ho seguito Joost con interesse dalle prime versioni beta nel 2006 ed è un peccato che non abbia avuto il successo sperato. L’idea di sfruttare la stessa tecnologia P2P di Skype, a cui aggiungere un “layer video”, per fornire agli utenti un’esperienza video-on-demand di qualità era al tempo una visione entusiasmante.
Sarà per la mancanza di contenuti di qualità per competere con Hulu, che gioca in casa (come joint venture tra News Corp., NBC Universal e Walt Disney), sarà per il modello di distribuzione degli inizi, basato su un client software da scaricare, che poco si adattava a rendere i contenuti condivisibili su Web e social networks, Joost non è riuscita a tenere il passo con l’avanzata dei competitor (Youtube e Hulu), che sul Web, grazie a Flash, hanno saputo guadagnare in poco tempo milioni di utenti. Senza raggiungere una massa critica, un modello di business basato sulla pubblicità non consente all’azienda di portare avanti quella visione.
Così Joost cambia strategia, per l’ennesima volta. Joost.com rimarrà attivo, ma il focus dell’azienda sarà fornire la propria tecnologia di video streaming a media companies in cerca di soluzioni per distribuire su Internet i propri contenuti. Più che un piano B sembra l’ultima speranza.

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