X-Series: un passo avanti o innovazione imbrigliata?
Mi fa piacere vedere che dal mio ultimo post sull’offerta X-Series di Tre per il web sui cellulari è nato un piccolo dibattito: Massimo Mantellini scrive
La proposta Internet di Tre X-Series, sulle quali in molti riponevamo molte aspettative per un cambio di orizzonte nell’accesso mobile a Internet, e’ un mezzo disastro. Tutto opportunamente recintato.
Massimo Cavazzini preannuncia un post sull’argomento, mentre Federico Fasce prende spunto dalle caratteristiche dell’offerta X-Series di Tre per parlare di iPhone:
È inutile anche lamentarsi del fatto che su iPhone non si possono installare applicazioni third party, se poi sugli smartphone di altre marche l’utilizzo è limitato dal carrier di turno.
Alessandro Longo parla di "critica distruttiva" e propone qualche appunto, a cui provo a rispondere, perché mi piacerebbe invece che la critica fosse costruttiva:
1)Ne ho scritto ben due settimane fa su Repubblica.it (ah, questi blogger distratti sul mainstream!), notando la stessa cosa. Non è tutta Internet, ma una porzione del tutto; chi vuole quanto non è compreso nel bundle lo può avere ma lo paga a consumo.
2)E’ comunque il più grosso passo avanti verso una Internet mobile non recintata. Il grande pubblico troverà tutto quello che usa normalmente sul web
Ho parlato più volte di X-Series sottolineando come fosse un passo avanti, seppur timido, e con l’ultimo post non mi sono rimangiato nulla. Riconosco le necessità degli operatori e ben vengano i limiti se possono aiutarli a discriminare tra due modalità molto diverse di utilizzo dell’accesso alla Rete in mobilità: chi usa il cellulare per accedere a Web, mail e altri servizi e chi usa un PC per collegarsi.
La rete è la stessa, il servizio di trasporto dati è lo stesso, ma sono due usi diversi per i quali gli utenti sono disposti a pagare prezzi diversi. E’ quindi necessario che l’operatore possa distinguere l’uno dall’altro per poter offrire l’accesso da cellulare a prezzi ridotti (in mancanza dei quali non c’è domanda per questo genere di servizi) e continuare a vendere connettività flat per chi usa un PC.
Quindi viva i limiti, ma deve trattarsi, a mio parere, di limiti alla quantità di traffico scambiato (50MB al giorno vanno benissimo), non limiti alla libertà di scelta dell’utente, soprattutto non limiti all’innovazione. Quest’ultimo è forse l’aspetto che più mi sta a cuore. Avremmo forse Youtube o Skype se gli operatori che ci forniscono accesso ad Internet scegliessero per noi quali applicazioni e servizi farci usare con le proprie flat? Ne dubito.
Discriminare i pacchetti trasmessi e limitare l’utilizzo di una offerta semi-flat a 4 o 5 applicazioni selezionate dall’operatore, a mio parere, rallenta l’innovazione, che sul mobile corre a ritmi impressionanti, con centinaia di nuovi servizi e applicazioni ogni mese (per queste non dobbiamo ringraziare gli operatori).
Tim Berners-Lee, direttore del W3C, si è rivolto agli operatori durante lo scorso 3GSM di Barcellona con un appello all’apertura: il mobile Web deve essere una piattaforma aperta, creata per “permettere”, non per controllare. Come il Web, dovrà creare valore consentendo il "riutilizzo imprevisto" dell’informazione e sostenendo innovazioni ora appena immaginabili.
3)Il canone di 9 euro al mese è meno della metà di quello dell’Adsl. Mi sembra un trade off interessante per il fatto di non avere tutta la internet compresa nel bundle e per il fatto di potervi accedere in mobilità. Una Internet completa e mobile sul cellulari adesso costerebbe di più di un’Adsl, immagino almeno 20-30 euro…solo pochissimi sarebbero interessati. Si tenga poi conto che si parla di navigazione via cellulare; la cosa più abituale è anvigare liberamente in mobilità via computer portatile, per cui ci sono altre flat.
Il prezzo è giusto e il trade-off è interessante, ma quello che ha ridotto notevolmente il mio entusiasmo per X-Series è scoprire che in Italia l’offerta che in UK pareva un deciso passo avanti, è tornata ad essere il solito walled garden: non è più un recinto per limitare le pagine web raggiungibili, bensì un recinto per limitare le applicazioni utilizzabili.
In particolare, nel nostro paese, l’offerta di Tre impone l’utilizzo del browser WWW3 (sviluppato da Novarra), e non consente, ad esempio, l’utilizzo di un browser completo come quello Nokia che offre una visualizzazione delle pagine Web coerente con quella pensata dall’autore e supporta tutti gli standard Web e le funzionalità (AJAX) che rendono possibili servizi avanzati e applicazioni Web anche sul cellulare.
Abbiamo assistito negli ultimi anni all’affermarsi del Web come piattaforma per applicazioni evolute (Web 2.0), indipendenti dal sistema operativo e dal tipo di device (telefoni, PDA, consolles, consolles portatili, etc…) su cui sono accessibili. Saranno sempre di più e a queste si aggiungeranno applicazioni connesse alla Rete (rich clients, come le ha chiamate di recente Steve Jobs) per accedere a servizi e informazioni.
Gli utenti X-Series sono esclusi da entrambe, per la limitatezza del browser WWW3 e per l’impossibilità di sfruttare la semi-flat con applicazioni non incluse nel pacchetto. Tutto questo anche su smartphones Nokia (E65 ed N95, due dei quattro telefoni disponibili con X-Series) pensati invece proprio per queste applicazioni. Sui telefoni meno "dotati", X-Series non consentirà l’utilizzo di software come il browser Opera Mini o la piattaforma WidSets sviluppata da Nokia, che molti utilizzano per accedere comodamente a informazioni e servizi web.
L’operatore stringe accordi di revenue-sharing con big come eBay, Google e Yahoo e poi limita l’utilizzo di qualsiasi altra applicazione. Limitazioni necessarie per chiedere share più abbondanti o sono solo manie di controllo? Per un accesso semi-flat a 9€ al mese, come passo avanti pare un po’ corto, in particolar modo se la stessa Tre offre una semi-flat da 50MB al giorno alla stessa cifra (non 20-30 euro).
4) Per le applicazioni extra-bundle c’è peraltro la tariffa a consumo più bassa sul mercato, un euro al MB.
Un euro al MB e 15 centesimi all’avvio di ogni sessione credo possano bastare a scoraggiare l’utilizzo di qualsiasi applicazione non inclusa, specialmente se l’utente ha già pagato 9 euro al mese per accedere a quello che probabilmente pensava fosse Internet e invece è "il meglio del Web", scelto da Tre.
Gli operatori potrebbero continuare il percorso verso l’apertura, creare valore ed estrarne da chi sviluppa applicazioni e servizi con accordi di revenue-sharing e non solo: potrebbero abilitare pagamenti e identificazione sicura dell’utente (attenzione, è appena arrivata Paypal Mobile, piattaforma aperta che gestisce pagamenti da cellulare attivati via web, SMS, applicazioni Java), potrebbero fornire piattaforme per l’advertising con funzionalità di tracking altrimenti impossibili, potrebbero spingere e promuovere applicazioni e servizi ai propri utenti, facendosi pagare per il servizio. Non lo dico io, ci sono società di consulenza apposta.
L’operatore resta il collo di bottiglia, ha il contatto con i clienti e ha il controllo sulle tariffe di accesso. Finché continuano a frenare, non andremo lontano.
Fin’ora ho parlato di X-Series, ma l’offerta "Mobile Internet" di Vodafone è ancora peggio, con l’operatore che mastica e pre-digerisce le pagine web per l’utente, vanificando gli sforzi di chi sviluppa servizi e siti web ottimizzati per i dispositivi mobili (dobbiamo ringraziare la stessa Novarra che sviluppa la soluzione scelta da Tre per X-Series).
E’ probabile che mi sbagli e che non abbia capito nulla, mi farà davvero piacere se il confronto continuerà…
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